Josephine De l’Orage
| Età | 45 |
Altezza | 168 cm |
Peso | 59 kg |
| Occhi | Miele |
Carnagione | Abbronzata |
Capelli | Scuri, con qualche filo bianco |
Statistiche
| Forza | 0 |
Mente | 0 |
Salute | 0 |
| Energia | 0 |
Carisma | 0 |
Mana | 0 |
| Esperienza | 0 |
Allineamento | |
Descrizione
Una donna che ha ormai raggiunto la maturità. Altezza media, pelle abbronzata, occhi di un nocciola tendente all'ambra, lunghi capelli scuri con qualche filo bianco, un corpo tonico ma sinuoso, plasmato dalla danza, movenze di un'eleganza ruvida e innata, accentuata da un'andatura indolente e spesso provocante.
Storia
Sono nata dove il tuono incide il cielo,
dove le onde gridano divorando la riva.
La tempesta mi sputò fuori su una pietra lucida,
bambina silenziosa dagli occhi già adulti.
Niente lacrime, niente paura. Solo il mare
che riversava la sua ferocia dentro di me.
Mi chiamarono Figlia della Tempesta, toccata dal vento, libera,
e mi crebbero in una famiglia errante.
Imparai a danzare prima di parlare,
fianchi come maree, passi rapidi e sottili.
La mia pelle ambrata profuma ancora di sale,
i miei capelli sono notte, il mio sorriso un segnale.
Un pugnale riposa sotto la mia gonna,
la promessa di porre fine a ogni dolore.
Danzo, rido, rubo con grazia,
e non lascio mai che la verità tocchi il mio volto.
Margot crebbe con me, fiamma alla mia tempesta,
soffice dove io ero affilata, dolce dove ero ferita.
Girammo il mondo con le tasche piene di tradimento,
due ragazze del crepuscolo col pericolo nel sorriso.
Ma l’amore la prese, un uomo sciocco,
e mi lasciò a vagare senza una meta.
L’ho persa una volta, poi una seconda,
e ogni volta mi ha scolpita nel ghiaccio.
Incontrai un uomo con gli occhi di mare,
uno perduto, uno ardente e vivo.
Mi fece credere che il mondo potesse restare,
ma il tempo lo rubò e scivolò via.
Così imparai a sorridere senza cuore,
a giocare i miei giochi, a restare distante.
Non sogno, non imploro,
seguo solo il richiamo del vento.
Mi unii a una banda di contrabbandieri audaci,
uomini di ferro, donne d’oro.
Mi insegnarono la lama, ma non per molto,
la mia forza era l’inchiostro, il mio dono il canto.
Scrivevo le loro lettere, le loro menzogne segrete,
una mano perfetta in un mondo di spie.
Eppure nemmeno lì potevo restare,
la strada continuava a chiamarmi altrove.
Una carovana guarì ciò che la vita aveva segnato,
mi fece sua guida, feroce e dura.
Figlia della Tempesta ero, e Figlia della Tempesta rimango,
a guidarli attraverso fuoco, sale e pioggia.
Mi giunsero sussurri di un’isola e un bisogno,
tre fazioni selvagge, nessuna mano a condurle.
Così presi la mia gente, attraversai le onde,
per reclamare il caos come mia casa.
Maledirei lo specchio quando mente,
quando mostra la calma dietro i miei occhi.
Maledirei la bellezza che non posso spezzare,
la dolcezza che rifiuto di risvegliare.
Ma nessuno maledice la luna lassù,
il suo volto d’argento, il suo amore silenzioso.
E così cammino sotto il suo candore,
una tempesta che sorride e non si svela.
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