Atletico e robusto, ha una presenza impossibile da non notare, anche se lui non se ne rende conto.
I suoi capelli ramati sempre disordinati nascondono un viso buono e mettono in risalto gli occhi color ambra, profondi e caldi.
Siam Katar è cresciuto in una regione aspra, segnata dal vento e da strade che cambiano con le stagioni. Il mare era presente, ma non dominante: una costante sullo sfondo, come il rumore lontano di qualcosa di più grande. Non un simbolo, non una guida. Solo una forza reale, con cui convivere.
Figlio di un’elfa abituata a osservare il mondo con pazienza e di un umano dalla vita concreta e fisica, Siam ha sviluppato un corpo alto, atletico e robusto, temprato dal lavoro e dal viaggio più che dall’addestramento formale. Non ha mai mostrato particolare inclinazione per gli insegnamenti tradizionali, né per la contemplazione, né per la disciplina rigida. Era portato per l’azione, per reagire, per adattarsi.
Col tempo, Siam si rese conto che qualcosa rispondeva quando era sotto pressione. Non sempre, non in modo prevedibile. A volte l’aria si muoveva prima di lui. A volte l’acqua sembrava farsi più pesante, più viva. Non erano incantesimi, né rituali: erano reazioni istintive, incontrollate, come una marea che sale senza chiedere permesso.
Durante uno dei suoi spostamenti, Siam lavorò per breve tempo con Jared Inglorion, un elfo oscuro pragmatico e riservato. Collaborarono per necessità, affrontando una situazione che richiedeva forza, lucidità e capacità di adattamento. Non parlarono mai di potere o destino, ma Jared notò ciò che Siam stesso non riusciva ancora a definire: quando la situazione diventava critica, Siam non cedeva. Cambiava.
Si separarono senza legami formali, ma con una stima silenziosa.
Fu solo più tardi, viaggiando e osservando, che Siam entrò in contatto con individui che parlavano del Circolo del Mare. Non come di un culto, ma come di una via: una disciplina che non chiede equilibrio perfetto, ma insegna a incanalare la pressione, a trasformare il caos in movimento controllato. Siam non vi si riconobbe subito. Ma capì che, forse, quella strada non pretendeva da lui ciò che non era.
Oggi Siam vive come nomade, spostandosi dove il lavoro, il bisogno o l’istinto lo portano. Non segue le maree né la luna in senso rituale. Le accetta quando sono presenti, le ignora quando non lo sono. Il suo equipaggiamento è pratico, pensato per durare: un’arma lunga che controlla lo spazio, un’armatura funzionale, stivali resistenti. Al collo porta un ciondolo legato ai suoi genitori, non come talismano, ma come ancora.
Siam non si definisce ancora un druido nel senso tradizionale.
Sa solo che quando la pressione aumenta, lui non si spezza.
E forse, come il mare,
non è fatto per restare fermo.