Arendel è, prima di tutto, distante.
Non per arroganza, ma per natura. Il suo modo di percepire il mondo è diverso: più lento, più profondo. Dove gli altri vedono solo superficie, lei osserva sfumature, silenzi, intenzioni.
È estremamente osservatrice. Prima di agire, ascolta. Prima di parlare, comprende. E spesso… sceglie di non parlare affatto.
Non ama il caos, i luoghi affollati, le emozioni troppo esposte. La confondono, la affaticano. Dopo anni — forse secoli — di solitudine, la presenza degli altri è qualcosa che deve ancora imparare a sostenere.
Eppure non è fredda.
Dentro di lei c’è una sensibilità profonda, quasi fragile, che però protegge con cura. Non si concede facilmente, ma quando lo fa… è autentica, leale, impossibile da spezzare.
Ha una forma di malinconia costante, come se portasse con sé il ricordo di qualcosa che non può più essere recuperato.
E infine, è curiosa.
Non nel modo impulsivo degli umani, ma in modo silenzioso, misurato. Vuole capire il mondo che è cambiato, anche se questo significa avvicinarsi lentamente a ciò che la mette a disagio.
Arendel non cerca un posto.
Cerca un senso.
E forse… una ragione per smettere di sentirsi dispersa ovunque.
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